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Tergestinus (Moderatore)

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Inviato: Mer Lug 27, 2011 11:05 am 
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Turchia, ritrovata la tomba dell'apostolo Filippo

Il gruppo di archeologi guidato dall'italiano Francesco d'Andria ha recuperato a Pamukkale il sepolcro del santo
di Redazione
ROMA - Una squadra di archeologi diretta dall'italiano Francesco d'Andria ha ritrovato a Pamukkale, in Turchia (l'antica Hiérapolis) la tomba di San Filippo uno dei dodici apostoli di Gesù Cristo.
«Cercavamo da anni la tomba di San Filippo e finalmene l'abbiamo trovato nei pressi di una chiesa che abbiamo riportato alla luce negli ultimi mesi», ha detto d'Andria citato dall'agenzia Anatolia.
L'archeologo ha anche precisato che la tomba non è stata ancora aperta ma che questo avverrà senz'altro, prima o poi. Questa, ha aggiunto, è una scoperta «di primaria importanza per l'archeologia e il mondo cristiano».
Originario della Galilea, Filippo fu uno dei primi discepoli di Cristo. Partito per evangelizzare l'asia minore sarebbe stato lapidato e crocifisso dai romani a Hiérapolis, in Frigia.
(fonte: Vatican Insider - La Stampa.it)
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Inviato: Gio Lug 28, 2011 11:54 pm 
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Turchia: tomba San Filippo, padre Bulai (Cet) “ritrovamento importante per cristianità”
“Una scoperta che, se fosse confermata, rappresenterebbe una grande notizia per la chiesa turca e per tutta la cristianità”. Così padre Anton Bulai, segretario generale della Conferenza episcopale turca (Cet), commenta al SIR il ritrovamento, da parte della Missione archeologica italiana, diretta da Francesco D'Andria, della tomba di san Filippo, uno dei dodici Apostoli. Il sito è stato riportato alla luce a Pamukkale, l'antica Hierapolis, in Anatolia occidentale, dopo un lavoro durato diversi anni. Secondo D’Andria, la struttura della tomba e le iscrizioni su di essa riportate dimostrerebbero che la tomba apparterrebbe proprio all’apostolo. “Un ritrovamento importante per il mondo cristiano e per l’archeologia che attirerà pellegrini” spiega padre Bulai che aggiunge “se ciò fosse vero sarà dovere dei cristiani locali custodire il Santo”. La notizia, riportata dai media turchi, ha suscitato la reazione di diversi esperti, tra i quali Celal Simsek della facoltà di archeologia dell’università di Pamukkale, che ha auspicato ulteriori accertamenti, in quanto per ora non si è trovato uno scheletro. Per Ali Ihsan Yitik dell’Università Dokuz Eylul, facoltà di Teologia Islamica, è possibile che la tomba ritrovata sia quella di san Filippo, poiché in quel tempo, l’Anatolia era frequentata da numerosi santi.
(fonte: Sir)
 
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Inviato: Gio Ago 11, 2011 11:30 pm 
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San Filippo sconfessa i laicisti
di AlLFREDO VALVO e RUGGERO SANGALLIi
Ha destato scalpore nelle scorse settimane il fatto che la Missione archeologica Italiana diretta da Francesco D'Andria ha annunciato di avere riportato alla luce a Pamukkale, l'antica Hierapolis, nella Turchia occidentale, la tomba di San Filippo, uno dei dodici Apostoli. Originario della Galilea, Filippo partì per evangelizzare l'Asia Minore, finendo però lapidato e poi crocifisso dai Romani a Hierapolis.
Nel 2008 l'equipe italiana aveva già rinvenuto la strada processionale percorsa dai pellegrini per raggiungere il sepolcro dell’apostolo. Adesso le ultime acquisizioni dimostrerebbero che la tomba apparterrebbe proprio a san Filippo. La tomba per ora non è stata aperta. «Un giorno forse lo sarà», ha spiegato D'Andria.
(fonte: La Bussola Quotidiana)
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Inviato: Gio Ago 11, 2011 11:30 pm 
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Così l'archeologia conferma la Tradizione
di ALFREDO VALVO
La notizia che la missione archeologica dell’Università del Salento, coordinata da Francesco D’Andria, avrebbe scoperto nel sito dell’antica Hierapolis, l’odierna Pamukkale, nel distretto di Denizli (Turchia), la tomba dell’Apostolo Filippo merita particolare attenzione per diverse ragioni.
Innanzitutto la conferma della tradizione. Archeologia ed epigrafia si dimostrano una volta di più indispensabili per confermare le notizie delle fonti letterarie, prime fra tutte i Vangeli e gli Atti degli Apostoli (per quanto riguarda Filippo). In attesa di leggere il resoconto ufficiale degli scavi e di conoscere i materiali rinvenuti e quali riscontri siano possibili grazie al ritrovamento della sepoltura – una tomba a sacello di età romana, della quale era visibile soltanto la parte superiore del frontone, emergente da un cumulo di rovine di pietre e di marmi lavorati – abbiamo ora una probabile, ulteriore conferma della presenza dell’Apostolo Filippo a Hierapolis di Frigia nell’ultima parte della sua vita e che la morte ivi lo colse (incerta la tradizione sulle circostanze).
Le notizie letterarie confermate provengono dagli Atti di Filippo che sono testi apocrifi, cioè non riconosciuti come ispirati ma non per questo da rifiutare. Altre notizie sulla vita dell’Apostolo troviamo in Eusebio di Cesarea, storico del IV secolo, che a sua volta le mutua da Papia, vescovo di Hierapolis, vissuto fra I e II secolo e perciò quasi contemporaneo di Filippo e come tale fonte attendibile sulla vita dell’Apostolo.
Il ritrovamento della tomba di Filippo, che compare al quinto posto fra gli Apostoli nei Vangeli sinottici e all’inizio degli Atti (Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,14; At 1,13) ed è invece uno dei protagonisti nel Vangelo di Giovanni (1,43-46; 6,5-7; 12,20-22; 14,8-9) e negli Atti degli Apostoli (soprattutto 8,1 ss.), conferma ancora una volta che il cristianesimo, predicato a tutte le genti, all’inizio si radicò saldamente nella penisola anatolica prima che altrove. Anche Paolo iniziò il suo ministero dall’isola di Cipro e si recò subito dopo nelle città della penisola anatolica: Antiochia di Pisidia, Iconio, Listri, tutte colonie romane sin dal tempo di Cesare e di Augusto. Infine la terza e forse più solida ragione per considerare la rilevante importanza del ritrovamento è una ennesima prova della continuità apostolica da Gesù in poi. Il ritrovamento, se fosse confermato che la tomba è proprio quella dell’Apostolo, troverebbe nello schietto ‘linguaggio’ archeologico una testimonianza molto vicina al tempo in cui Cristo visse.
Tuttavia potrebbe aprirsi una questione intorno al luogo di conservazione dei resti dell’Apostolo Filippo. Ci si augura che possa essere illuminata se non risolta quando si potrà operare la ricognizione della tomba. E’ noto, infatti, che i resti dei due santi Apostoli Filippo e Giacomo (il Minore) vennero portati a Roma nel VI secolo per volere dei Papi Pelagio (556-561) e Giovanni III (561-574), ricomposti e custoditi all’interno della basilica paleocristiana fatta erigere a questo scopo. La basilica, inizialmente dedicata ai Santi Apostoli Giacomo e Filippo, mutò col tempo il suo nome in quello attuale di Basilica dei Santi Dodici Apostoli. Poiché le fonti sulla vita e sulla morte dell’Apostolo Filippo sono anteriori al VI secolo è possibile che la tomba rinvenuta, se è veramente quella che ospitò le spoglie mortali dell’Apostolo Filippo, possa essere stata aperta per sottrarre i resti di S. Filippo e portarli a Roma.
Gli scavi condotti a Hierapolis dalla missione archeologica italiana hanno avuto inizio nel 1957. Quasi subito venne individuata una chiesa a pianta ottagonale risalente ad architettura bizantina del V secolo. La chiesa, che presenta una pianta assai complessa, è stata riconosciuta come il luogo del martirio di Filippo (martyrion). Qui è stata a lungo cercata la tomba dell’Apostolo, anche dopo la ripresa degli scavi (2001), ma soltanto l’impiego di nuove e recentissime tecnologie ha consentito una ricostruzione pressoché completa del complesso santuariale dedicato al Santo, premessa di una ricerca più mirata, che ha reso possibile la scoperta della tomba nelle vicinanze della chiesa bizantina.
Il fatto certamente più rilevante è stata la scoperta, nel nuovo sito, di una basilica di grandi dimensioni a tre navate, anch’essa attribuibile al V secolo. La basilica è stata costruita, secondo quanto si è appreso, intorno alla tomba a sacello di età romana identificata come sepoltura dell’Apostolo. L’elevato grado di usura di parti del complesso, passaggi obbligati per i pellegrini che visitavano il luogo, conferma la presenza di un centro di culto assai frequentato. Dell’Apostolo Filippo – delle sue origini, delle notizie su di lui presenti nel Vangelo di Giovanni, delle sue caratteristiche di vero testimone – ha tracciato un incisivo profilo Benedetto XVI nell’udienza generale in San Pietro del 6 settembre 2006.
(fonte: La Bussola Quotidiana)
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Inviato: Gio Ago 11, 2011 11:33 pm 
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Le orme di uno dei primi testimoni di Cristo
di RUGGERO SANGALLI
Ha destato scalpore l’annuncio, a fine luglio, del ritrovamento della tomba di san Filippo Apostolo. Ogni volta che l’archeologia porta alla luce un frammento di storia, ciò che si rivela inoppugnabilmente autentico si rafforza rispetto a quel che è semplicemente creduto. In questi ultimi decenni la credibilità storica cristiana ha beneficiato molte volte del lavoro degli archeologi, a danno di chi, con faciloneria mista a tendenziosità, desiderebbe tanto confinare il cristianesimo nella sezione “miti, saghe e leggende”.
E’ successo a proposito di Qumran, della scoperta della piscina dei cinque portici a Gerusalemme, delle iscrizioni di Cesarea Marittima, della croce rinvenuta sotto le ceneri di Pompei ed Ercolano, “fissate” dall’eruzione del 79 d.C. Gli scritti neotestamentari si concentrano tutti in un periodo non più lungo di quattro decenni, ricchi di riferimenti a luoghi e persone, con estrema coerenza reciproca e non senza rimandi verificabili da fonti coeve extracristiane. Tutta la Tradizione, lungi dall’essere una sfilacciata somma di fantasiose aggiunte ed interessate interpretazioni, non fa che mostrarsi radicata in precisi fatti che l’hanno determinata fin dalle origini del cristianesimo. Questo naturale bisogno -e piacere- di conferme, trae ora ulteriore linfa da san Filippo, rinviandoci al passo del Vangelo di Giovanni già approfondito, in cui proprio all’apostolo Gesù disse: “Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse” (Gv 14,10-11).
Secondo una certa interpretazione, la vera fede dovrebbe essere quella che prescinde totalmente dai segni visibili. Invece quella di Gesù non è la richiesta di una fede cieca, ma la beatitudine di coloro che in umiltà riconoscono la sua presenza a partire dai segni disponibili, credendo a testimoni affidabili: è la fede della Chiesa. Eliminando questo movimento, si sottintenderebbe che la fede consista in una decisione statica, da prendersi a cura dell’uomo. I primi annunciatori sono stati invece i testimoni oculari di un fatto. Perché è Dio a rivelarsi all’uomo.
Il prof. Francesco D’Andria, responsabile degli scavi che hanno portato alla scoperata di Pamukkale (Gerapoli), ha citato un antico vescovo di Efeso (Policrate), che attorno all’anno 190 d.C. scrisse: “Anche in Asia infatti riposano grandi astri, che si leveranno nell’ultimo giorno della parousìa del Signore (...) (tra questi) Filippo, uno dei dodici apostoli, il quale si è addormentato a Hierapolis (...) anche Giovanni (...) si è addormentato a Efeso”. Non lasciamo correre troppo l’immaginazione sui possibili tempi della parusia, ma prendiamo atto che ciò che si scriveva già nel 190 d.C. è oggi attestato dall’archeologia, a seguito del paziente lavoro che prese avvio già nel 1957 grazie ad un ingegnere del Politecnico torinese, Paolo Verzone, che per primo ipotizzò la presenza della tomba di Filippo nel luogo dove è ora stata ritrovata.
La nostra epoca, così lontana da Dio per tante ragioni che alcuni intenderebbero essere persino “scientifiche”, in realtà mette a disposizione dei cercatori di verità degli strumenti realmente frutto dello sviluppo delle umane conoscenze: così dal 2001 il ricercatore del CNR Giuseppe Scardozzi, avvalendosi alle immagini satellitari applicate alla topografia dei luoghi attorno a Pamukkale, ha potuto individuare la via processionale che i pellegrini (nostri misteriosi alleati nella ricerca della verità, mossi nei secoli da una fede che non si accontenta di sapere, ma va e vuole vedere e toccare) percorrevano per raggiungere il sepolcro di san Filippo. Proprio in quei luoghi ha scavato l’equipe di ricerca diretta dal prof. D’Andria, saldando così tre fatti: quello fondativo (l’apostolo Filippo fu sepolto lì); quello della Tradizione (i pellegrinaggi, con tutta la fatica, la determinazione e le esigenze logistiche del caso); ed infine quello della scoperta archeologica (non uno scavare “per sentito dire”, ma forte della storia ed aiutato dalla tecnologia).
Filippo era di Betsaida, in Galilea. E’ tra gli apostoli citati nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Lo stesso Prof. D’Andria, in un recente articolo sull’Osservatore Romano, non esclude che il ricordo di Filippo ad opera dei pellegrini fosse particolarmente legato a questo segno di Gesù: l’archeologo spiega che essi infatti per raggiungere il sepolcro “attraversavano un pianerottolo decorato da un raffinato mosaico con raffigurazione di pesci. Un riferimento al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv,6,5)?”. La Bussola Quotidiana ha già proposto una rassegna di particolari per comprendere i risvolti geografici di questo episodio. Filippo era un conoscitore delle Scritture (Gv 1,45). In ragione di tale sapienza egli è uno dei primissimi discepoli di Gesù. A lui si deve l’apostolato che porterà Natanaele (Bartolomeo) ad essere uno dei dodici apostoli. Nelle tradizioni orientali le vite dei due apostoli risultano particolarmente collegate. E’ ancora Filippo a condurre alcuni “greci” da Gesù, tramite Andrea, nell’imminenza della Pasqua decisiva (Gv 12, 20-22): evidentemente era un uomo con il talento della mediazione che porta all’incontro con Gesù, anche se ne traspare l’umiltà di chi non se ne fa mai l’assoluto protagonista.
Filippo predicò, seconda la Tradizione, in Siria e Frigia. La città di Gerapoli fu interessata attorno al 61 d.C. (le date proposte da Tacito ed Eusebio, entrambe riferite al regno di Nerone, differiscono infatti di un paio d’anni) dal rovinoso terremoto che coinvolse tutta l’area circostante, comprese le vicine città di Colosse e Laodicea (formavano l’aggregato delle cosiddette “tre città”). Laodicea è una delle sette chiese alle quali è inviato il messaggio che introduce il libro dell’Apocalisse di San Giovanni (Ap 3,14-22). Colossi è invece la città alla quale è indirizzata una delle lettere di Paolo, dalla prigionia romana, quindi attorno al 60 d.C. Anche la lettera a Filemone è scritta prima del termine della prima prigionia romana di San Paolo e si indirizza a cristiani residenti in quest’area molto importante per i primi passi del cristianesimo. Non va infine dimenticato che Efeso dista circa 60 chilometri, e che pure la lettera di San Paolo agli efesini è ritenuta una “lettera circolare”, destinata a tutte le comunità residenti nelle vicinanze.
In tutti questi scritti non si fa riferimento al catastrofico terremoto che rase al suolo fiorentissime ed importanti città, tra l’altro, secondo alcuni geologi, dando origine alle sorgenti calde che caratterizzano i dintorni dell’odierna Pamukkale. Un ulteriore indizio che tutti gli scritti vanno datati prima di quel terremoto? Filippo comunque morì a Gerapoli: secondo alcuni al tempo di Tito (79-81 d.C.), per altri circa 20 anni prima (subito dopo il terremoto in Frigia e nel contesto delle persecuzioni anticristiane di Nerone, che possono essere lo sfondo delle profezie dell’Apocalisse e costarono la vita a Pietro, a Paolo e -pochi anni prima, ma sempre sotto Nerone- allo stesso Giacomo il minore.
Si tramanda che Filippo fu giustiziato per decisione del proconsole romano di quella provincia, irritato per la conversione al cristianesimo della propria moglie. La conversione sarebbe da collegare alla guarigione che Filippo procurò alla signora, morsa da un serpente. In quella zona erano diffusi i culti pagani, uno dei quali riguardava proprio un enorme serpente. Filippo sarebbe morto crocifisso a testa in giù e poi lapidato in quella innaturale posizione. C’è da sperare che aprendo la tomba di Filippo possa emergere qualche ulteriore informazione.
(fonte: La Bussola Quotidiana)
 
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